domenica 1 novembre 2009

.:: Accordi e disaccordi ::.

…ovvero cronache di un tranquillo pomeriggio in uno studio legale.

Era una giornata meno movimentata del solito, la mattina era passata bene, indenne alle udienze del giorno ed adempimenti in cancelleria e alla posta.

Poche visite in programma allo studio…insomma un pomeriggio tranquillo.

Primo grande errore: mai commentare a metà giornata, attendere sempre la fine.

Poco prima di entrare in studio, dalle scale, sentivo discutere animatamente più persone, tiro un sospiro ed entro.

Secondo grande errore: finché non è ancora affar tuo puoi dartela a gambe.

Ma il mio spiccato senso masochista d’ azzeccagarbugli non poteva sottrarsi dal mettersi in mezzo alle faccende e così varco la soglia.

Mi ritrovo due gruppi di persone separate in due stanze diverse: in una c’era il Capo a parlare con il primo gruppo, il secondo gruppo di persone era nell’altra stanza a confabulare.

Nemmeno il tempo di salutare che subito:


Venditori: Non se ne può più, se non arriviamo ad un accordo non se ne fa nulla. Annulliamo tutto e ci teniamo l’appartamento.

Si, dico io, aspettate..

Venditori: No: tanto non ci smuoviamo dalla nostra posizione. Sappiamo che il suo valore è quello (per esemplificazione metto 100.000 €) e non scenderemo al di sotto di quella cifra.

Cerco di calmarli e di comprendere quali sono i problemi per trovare un compromesso. Dopo un po’ esco dalla stanza e mi ritrovo il Capo a transitare sul corridoio.


Lui: Niente? Non cedono sotto i 100.000 €?

Io: No

Lui: Loro non acquistano a più di 80.000 €.

Io: 90.000 e partita chiusa?

Lui:… è quello che sto cercando di fare ma nessuno dei due cede. Prova a parlare tu con gli acquirenti, io cerco di convincere i venditori.

Io: …

Lui: ..non abbiamo molto tempo, domani pomeriggio i venditori partiranno per Toronto e torneranno tra un mese.

Io:…

Lui: dai, che ce la facciamo.

Convinto lui.

Dagli acquirenti o scenario è meno infuocato. Sono impassibili, fermi nel non concedere di più di quello che già

..ci sembra parecchio per quell’appartamento.

Altro respiro profondo e discutiamo insieme con più calma e meno gridate. Le mie orecchie sentitamente li ringraziano.

Non so precisamente quanto tempo dopo, sicuramente un’ora e più, tutt’e due i gruppi decidono di abbandonare lo studio e schiarirsi le idee.

Io e il Capo siamo rintronati e la testa ci rimbomba di parole. Siamo convinti che l’affare non si conclude il che, materialmente parlando, si traduce in una fatica, tempo, parole e soldoni sprecati.

A fine serata ritornano tutti per il secondo round.

Loro ci assalgono di altre lamentele, carte, stime dell’appartamento contestate etc.

Riprendiamo a dividerli ed affrontare un gruppo per volta e dare nuovo inizio al solito balletto tra l’una e l’altra stanza. Questa volta è stata sufficiente una mezz’ora.

Giusto il tempo di concludere che non se ne fa nulla e sentirci distrutti.

Il giorno dopo entro in studio e il Capo:

Prepara il preliminare di compravendita: si cede a 90.000 €

Io: Oh.. Chi disprezza compra.


domenica 18 ottobre 2009

UP


[ Doverosa premessa: non è una recensione, sono solo delle riflessioni sul film ma ci sono degli spoiler, quindi se volete vederlo senza sapere nulla cambiate program..ehm.. cambiate blog.]


In questo periodo non mi entusiasmano i film che stanno proponendo al cinema e, in attesa di qualcosa di più interessante, scelgo quel film che mi sembra meno peggio, Quando ho visto il trailer di Up, della Disney e Pixar, ho etichettato la storia come un cestino colmo di clichè: il vecchietto scorbutico, un bambino con lui, un’avventura in qualche posto selvaggio su di un improbabile velivolo, una casa, sorretto da palloncini aereostatici.. e ovviamente un happy end.


Malgrado tutto ieri sera l’ho visto.

Non mi ero sbagliata: i clichè ci stanno tutti, ma la storia è ben fatta, tocca il cuore ed è divertente.


Un vecchio vedovo a 78 anni, decide di portare a compimento quello che era un progetto della moglie, per onorare la sua memoria, fare un viaggio in Sudamerica ma a bordo della sua casa volante e, suo malgrado, sarà accompagnato da un piccolo boy-scout che gli resterà accanto per portare al termine la sua buona azione.

Segue una serie di scene animate e oltremodo improponibili cionondimeno divertenti ed esilaranti: un vecchio che scappa a destra e manca e affronta mille pericoli al freddo, senza cibo, portando sulle spalle anche dei pesi suscita ammirazione.


Dico sempre che gli anziani (almeno quelli che conosco) li fanno al titanio..indistruttibili. Conosco alcune nonne, non solo mie, che restano sufficientemente autonome e lucidissime nonostante siano in procinto di diventare centenarie..ma suppongo che persino loro dopo una giornata passata in un punto indefinito di una foresta del Sudamerica avrebbero, minimo, i reumatismi per i successivi mesi.

Invece no, il vecchio Carl non ha un acciacco, un colpo della strega, non un attacco di cuore, non gli scende manco un’ernia...nulla.


Beato lui: io mi raffreddo se prendo un colpo d’aria.

Beate ‘ste nonne, ma questo è un altro discorso.

Torno al film.


Dopo i primi dieci minuti di visione ero in condizioni pietose: con le lacrime che mi scendevano a fiumi e il mio accompagnatore che mi distribuiva fazzoletti di carta, dopo un pò ridevo a crepapelle e alla fine sono stata invasa da un senso di malinconia mista a tenerezza.


La storia in sé, quella che entra nel vivo dell’avventura, non resterà scolpita nella memoria ma lancia dei messaggi: suggerisce l’importanza della famiglia e degli affetti anche quando il nucleo familiare non sussiste, sottolinea che una vita di coppia non dà purtroppo solo felicità e gioie né ti illude che si possa essere sempre felici, anzi ti fa capire che le difficoltà sono tante ma che si affrontano restando uniti, fino alla fine, fino a quando dopo una “vita” passata insieme, uno dei due lascia solo l’altro.


In conclusione consiglio di vederlo ma con almeno un accorgimento:

- portate un pacchetto di fazzolettini carta o, se avete la lacrimuccia facile, più di uno.









venerdì 25 settembre 2009

Rappresentanze temporanee

Verbale della Guardia di Finanza -
Menzionando due Ditte in persona del Legale Rappresentante pro tempore:

"... la Ditta Alfa S.r.l. e la Ditta Beta S.r.l. nelle persone dei loro Rappresentanti Legali protempori.."

lunedì 21 settembre 2009

Di capovolgimenti e deviazioni

Dopo un confronto dovrebbe esserci il chiarimento e una sensazione di pace e di serenità.

Ho creduto per molto tempo di avere ragione, non ce l’avevo ma non è questo il motivo per cui mi sento inquieta.

E’ l’aver compreso che, nonostante i vincoli e i legami affettivi, non riuscirò ad sentirmi del tutto me stessa.

Le incompatibilità di carattere le comprendo ma quando ci si rende conto che si viaggia su due binari, non necessariamente paralleli ma distanti, l’incontro non avverrà.

Se avviene non c’è condivisione.

Io che cerco di trovare un accordo, la soluzione meno dolorosa e conveniente in mezzo ad interessi contrapposti, quella più condivisa, mi scontro con una realtà che non mi consente di farlo.

Non perdo la voglia di continuare a tentare, ma prendo tempo.

Spero in qualche possibile deviazione, mi adeguo al

cambiamento e osservo il resto da una nuova visuale.





giovedì 10 settembre 2009

Di date da ricordare e di gabbatelli

Mi sembra fuor di dubbio che noi donne abbiamo un calendario preciso in testa e che siamo propense a ricordare tutte le date delle ricorrenze, compleanni ed eventi di varia natura. Alcune di noi gradiscono (sottointeso: pretendono) che anche chi ci sta accanto sia pronto a ricordarsi ogni data, ma non tutti hanno buona memoria o preferiscono occupare lo spazio con altre nozioni: basta capirlo e farsene una ragione.

Se poi ci somo gesti e parole che vanno aldilà degli scontatissimi AUGURI e la donna pignola vuole che il ricordo di quel particolare giorno resti indelebile e che sia
sacrilegio dimenticarlo ogni anno...è proprio una bastarda cornuta che si meriterebbe un caldo invito ad andare a quel paese.

Le persone che conosco si ricordano bene della data del mio compleanno, tanto mi basta. (E con questa affermazione spero di aver scongiurato l'ipotesi di un paio di corna, di un'etichetta con su scritto
stro..bip ed una gita a quel paese che , pare, è affollato).

Anche se mi è rimasto il calendario incorporato tra le impostazioni predefinite ammetto che mi è passata subito l'impazienza di aspettare il giorno X, ovvero compleanno/onomastico/
altra ricorrenza per cui si usa ricevere doni. Infatti, quando sondavo il terreno per capire cosa avrei ricevuto, questa era la risposta:

Ti regalerò un
gabbatello coi piedi rossi (tecnicamente: gabbateju cu’i pedi russi).

La sottoscritta ancora fanciulla indifesa e smaliziata si lambiccava il cervello per capire cosa fosse.
Un oggetto?
Un animale?
Altra cosa indefinita coi piedi rossi?

In realtà non esiste. E’ la tipica risposta che si dava ai bambini di un tempo (ora nostri nonni) per prenderli in giro ed è una tradizione che continua a resistere.

Dopo circa 15 anni qualcosa è cambiato: ho visto un meraviglioso esemplare di gabbatello e posso vantarmi di essere una delle poche ad averlo in casa.

Eccolo:




( Attila il Gabbatello e le foto sono opere di Mario L. )



Il suo nome è Attila, di un'antica dinastia di Gabbatelli, l'ho ricevuto in dono,come d'usanza, perché porta sfortuna comprarselo da soli.

Dal vivo è mooolto più bello e colorato, le foto così adattate per essere postate non gli rendono giustizia.




lunedì 7 settembre 2009

Pink Positive



La sottoscritta associa settembre all’idea di cambiamento e non soltanto perché conseguenza della ripresa delle attività lavorative.

E’ come se disegnasse una linea di demarcazione oltre la quale subisco gradualmente dei cambiamenti che poi si rivelano essere radicali.

Spuntano come funghi nuove conoscenze, nuovi luoghi, nuovi ambiti lavorativi, nuovi libri, fascicoli, pratiche che prima non c’erano.


Trovo nella mia cassetta postale partecipazioni di matrimonio dei conoscenti (financo battesimi) , quando pochi anni fa mi giungevano notizie di nuove lauree e feste.


Al momento una prima modifica degna di nota è il colore delle pareti di casa mia.

Dopo una giornata e mezza di lavoro svolto da braccia esperte (ergo non da me che con le arti figurative vado poco d'accordo) ritrovo un inquietante rosa confetto (abbinato al giallo pescanoce) rivestire il corridoio.


Alla mia augusta madre tutto ciò aggrada oltremodo (sebbene all’inizio mostrasse una ragionevole riluttanza ma, si sa, la donna è mutevole).


Spero ardentemente di farle cambiare idea, altrimenti provvederò io stessa a passare una mano di neutrale, rassicurante e meno problematico bianco-ospedale.

domenica 30 agosto 2009

Ultimi attimi sotto il sole

Sono stata a mare ed è accaduta più o meno la scena che segue:
(non avevo le infradito ma le scarpe giuste)